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ALLA SALA UNO ´LE MATTINE DIECI ALLE QUATTRO´ FINO AL 24 GENNAIO
Di Giancarlo Leone
Finalista al Premio Enrico Maria Salerno per la drammaturgia nel 2007, viene riproposto ora alla Sala Uno di Roma, fino al 24 gennaio, lo spettacolo di Luca de Bei, Le mattine dieci alle quattro. La motivazione avuta due anni fa ben si confà al testo. 'Una serie di incontri all’alba alla fermata dell’autobus fra tre giovani: un operaio, un emigrato rumeno ed una ragazza. Uno spaccato sulla periferia romana drammaticamente attuale'.
Protagonisti della drammatica pièce tre giovani: Federica Bern, Riccardo Bocci e Alessandro Casula. Poco più che ventenni, tutte le mattine i tre si ritrovano a quell’orario infelice citato nel titolo e al freddo ad aspettare un autobus che dalla periferia li porta in città a lavorare. I due ragazzi, uno italiano ed uno rumeno, lavorano in nero, mal pagati e senza contratto in un cantiere edile, mentre la ragazza fa le pulizie in una scuola elementare. Giorno dopo giorno tutte le mattine si ritrovano alla fermata e, finalmente, conoscendosi meglio, hanno modo di parlare e di confrontarsi, trovando uno nell’altro un pretesto per esercitare i sentimenti. Sullo sfondo di una storia d’amore che nasce tra il ragazzo italiano e la ragazza, il testo mette in evidenza il mondo spietato del lavoro nero, con un pizzico di ironia per i sogni che questi due ragazzi ipotizzano alla ricerca di una vita migliore. Ma la realtà è spietata perché la dura violenza dei fatti metterà a rischio la loro forza d’animo, facendola scontrare con le problematiche sociali che l’autore evidenzia nel racconto: il lavoro nero e le morti bianche. Luca De Bei affronta questi scottanti temi in maniera originale, inconsueta, spingendo l’acceleratore, con leggerezza, sulla drammaticità del crudo epilogo. Bravi i tre protagonisti da valorizzare e lodare, ben compenetrati nei loro ruoli difficili e delicati, che non scadono mai nel patetico, nonostante la rigidità del testo. Le loro tre vite parallele di “pendolari del lavoro” sono raccontate argutamente con la vitalità del dialetto di borgata romana, tali da renderli al pubblico molto familiari ed amici. Uno spettacolo senz’altro da vedere per comprendere meglio e da vicino certe problematiche legate ai ceti più bassi, quei ceti, per intenderci, che non navigano nel lusso o nel consumismo sfrenato di oggi che tutto inghiotte con voracità.
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