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Leonardo Pieraccioni esce da venerdì nelle sale con il suo nuovo film, "Io & Marilyn" in 650 copie che va a competere con "Natale a Beverly Hills", il cinepanettone doc della Filmauro che uscirà in concomitanza con l'altro. Il film del cineasta toscano, a detta dello stesso Pieraccioni può considerarsi come un cinedigestivo.
In 'Io & Marilyn', Pieraccioni è Gualtiero Marchesi (come lo chef), un uomo che vive riparando piscine, dividendosi tra exmoglie (Barbara Tabita) che lo ha lasciato per un domatore di circo supernapoletano (Biagio Izzo), e i due amici gay (Massimo Ceccherini e Luca Laurenti) che gestiscono una pasticceria. Una cosa all'improvviso cambia tutta la sua visione sul mondo. Durante un'improvvisata seduta spiritica, Gualtiero invoca la donna più bella del mondo Marilyn Monroe, che davvero ad un certo punto comparirà, prima nella sua cucina e poi sempre più spesso durante le sue giornate (ad interpretarla la sosia inglese Suzie Kennedy). A vederla e a sentirla sarà solo Gualtiero che confiderà alla star-fantasma tutti i suoi segreti ricevendo da quest'ultima preziosi consigli per riconquistare l'amata moglie (e tutto questo con scene simili a quella tra Allen e Bogart in 'Provaci ancora Sam'). Dalla parte di Gualtiero solo un amico (Rocco Papaleo) che crede alle sue incredibile visioni, e uno psichiatra (Francesco Guccini, ormai presenza fissa negli ultimi film di Pieraccioni) che proverà ad aiutarlo. 'Sono contento del risultato - esordisce il regista-attore -. In questo film si parla di tante cose, di famiglie allargate, del mondo gay e sicuramente d'amore'. Ma Pieraccioni non è invece troppo d'accordo a chi vede una sua svolta intimista in 'Io & Marilyn'. 'Non credo sia vero - dice -. Non posso dire che questo è un momento triste nella mia vita. E' vero che ho 45 anni e mi sento più fragile e meno spavaldo di quando facevo 'I Laureati'. A quei tempi certe microansie non le avevo. Questa volta non volevo fare un film toscano per i soli toscani. Era tempo per me di misurarmi con altri dialetti altrettanto comici come il napoletano'. E mentre Pieraccioni continua più o meno a glissare la domanda se il suo si possa considerare davvero un cine-panettone o meno, Giampaolo Letta di Medusa non nasconde come ci sia ormai una 'tradizione di confronto al box office che dura da dieci anni, dai tempi de Il principe e il pirata. Solo - aggiunge - la sfida tra Pieraccioni e Parenti è biennale.'
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